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Il buttero imprenditore agricolo di servizi

Henry COLEMAN, 1846-1911, Butteri a cavallo nella Campagna romana

Henry COLEMAN, 1846-1911, Butteri a cavallo nella Campagna romana

L’Enciclopedia agraria italiana ( R.E.D.A. 1952), alla voce buttero redatta da Dario Perini, professore di Economia e politica agraria presso l’Università di Pisa, riporta questa notizia: “In provincia di Roma buttero è anche chi, proprietario di bovini ed equini da lavoro, provvede a coltivare i terreni di altri associandosi a lavoratori detti ‘cacciacapo’; il buttero eseguisce i lavori di aratro e di semina, mentre i soci provvedono alla zappatura e alla mietitura: il prodotto è diviso a metà, dopo averne corrisposto un terzo o un quarto al proprietario del terreno”.

A differenza di quanto avveniva in altre realtà come il Trentino Alto Adige, le Marche, l’Abruzzo, la Basilicata, la Sicilia nord-orientale, il Grossetano, l’Irpinia e la Capitanata, dove il buttero provvedeva solo alla cura dei buoi e dei cavalli, o come la provincia di Napoli e il Salernitano dove l’attività riguardava solo la cura dei bufali, nella Campagna romana il buttero era un vero e proprio contoterzista ante litteram che eseguiva non solo i lavori di aratura e di semina ma l’intero ciclo produttivo, associandosi con altri operatori agricoli e dividendo con essi il prodotto dell’azienda.

Nella provincia di Roma, la tradizione del buttero ha, dunque, una specificità che vale la pena valorizzare perché, nella ruralità contemporanea, può dare senso ad attività di servizi di largo raggio che vanno oltre la coltivazione e l’allevamento, soprattutto in aree agricole metropolitane come quelle che caratterizzano la capitale.

Oggi, quali attività potrebbero svolgere i butteri? Allevare cavalli e vacche allo stato brado, addestrarli per manifestazioni sportive e ricreative, svolgere prestazioni e servizi coi cavalli e con gli asini per supportare le terapie mediche, psicologiche e riabilitative finalizzate a migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive delle persone che ne hanno bisogno.

Ma la tradizione del buttero della Campagna romana e della Maremma laziale evoca un’evoluzione della professione del buttero in una vera e propria attività imprenditoriale agricola di servizi alle comunità locali e ai piccoli proprietari di terreni, associando una molteplicità di competenze e mansioni e utilizzando al meglio le proprietà collettive.

Di questo parleranno, tra gli altri, Alfonso Pascale, presidente di CeSLAM, Rossano Pannacci, figlio di buttero e presidente dell’Associazione KATIPAN A.S.D., Massimo Leone, presidente dell’Associazione IfoRD,  lunedì 21 marzo a Manziana (Roma) nel Convegno sul tema Il buttero nella nuova ruralità tra agricoltura multideale e terziario civile innovativo.

Qui c’è la locandina

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